Unione Ex Convittori Real Collegio Carlo Alberto



  • 16 aprile 1861




    Il castello di Montaldo Torinese
    Questo capitolo potrà sembrare complesso ma la vita carloalbertina di Montaldo attraversa tre distinte epoche. La prima raccontata da Renzo Segala nel ricordo degli "esami di riparazione". La seconda - che molti ex convittori di oggi ricordano bene - dal 19 novembre 1942 alla fine della II guerra mondiale, quando il collegio sfollò a Montaldo. La terza infine si ricollega all'attività dell’Unione Ex Convittori, che a Montaldo visse splendide stagioni, sino all'alienazione del castello (1 settembre 1987).


    La prima Montaldo
    Renzo Segala da "Collegio sul Po":
    "Il primo settembre di ogni anno il trenino elettrico proveniente da Torino deponeva, sotto l’unica pensilina della stazione di Chieri, un gruppo non esiguo di convittori di Moncalieri (..) Dal loro aspetto esulavano completamente i sintomi di quella allegria e di quella vivacità che sogliono essere le abituali e caratteristiche compagne della gioventù moncalierese. (..) Il viaggio ed il soggiorno a Montaldo erano infatti, per quei quaranta o cinquanta giovinetti la conseguenza di un infortunio avvenuto, si sarebbe potuto dire, sul lavoro: gli esami di riparazione. (..) C'era solo un denso programma di studio e di ripetizioni, e la prospettiva di trenta lunghi giorni di clausura assoluta in cima ad un colle piemontese senza mai un giorno di foresteria o di uscita. (..) Tre o quattro giorni dopo l'arrivo, nessuno di noi si ricordava più che, per convenzione, il mese di settembre avrebbe dovuto essere una cosa infernale. (..) Al cambiamento del nostro stato d'animo non era estranea la bellezza del luogo. Colline alte e boscose, ma tondeggianti e dolci come lunghe ondate che si siano solidificate, vecchie case di campagna non sai bene se abitate dai padroni o dai contadini (..). E intorno sui campi e tra i vigneti, un vago color tizianesco che sembra dare una tinta al primo odor di mosto che fermenta nell'aria. (..) Sotto alcuni aspetti il mese di Montaldo corrispondeva un po' a quella che fu per l'Europa di un tempo la "grande saison" parigina: si lanciavano le mode, s'inventavano giochi, passatempi, beffe, storielle che poi avrebbero dettato legge per tutto l'anno a Moncalieri, conferendo ai bocciati lo stesso prestigio di cui, presso i "borghesi", sono circonfusi gli ufficiali che tornano da una campagna di guerra. (..) Il gioco del calcio, a Montaldo, cedeva il passo a quello del tamburello, classico sport settembrino che aveva la sua sede naturale nel grande spiazzo erboso a ridosso di uno dei bastioni di cinta del castello. (..) Tradizionale era pure la cena al roccolo, in vetta al podere, durante la quale veniva dato l'assalto ad una monumentale polenta ed a un enorme piatto di spezzatino. Poi girava un vinello chiaro chiaro, dall'apparenza assolutamente innocua, ma che una volta giù ti accendeva in corpo un grande incendio. (..) Infine ci si sparpagliava per il podere a cogliere tutta l'uva che eravamo ancora capaci di mangiare. (..) Una bella mattina lasciavamo Montaldo. (..) Soltanto allora ci veniva in mente che, se davvero fossimo stati sempre promossi senza esami, non saremmo mai più tornati a Montaldo, in settembre".

    La seconda Montaldo
    Anticipiamo nella cronologia il periodo della II guerra mondiale. P. Rettore era P. Scocchera e con P. Bosisio economo fu dura e grama la vita per darci serenità e... cibo! Personalmente ho un ricordo, meglio un incubo, della minestra di zucca, ripresentata allorché la rifiutavi, e della severità di P. Camuzzi, intransigente più che mai sulla disciplina viste le frequentazioni partigiane e fasciste nei dintorni ed... al castello. Responsabilità enormi per i Padri, che per fortuna si conclusero, senza troppi danni, nell'aprile del 1945. Senza dimenticare i "lanci" degli aerei inglesi ed americani per le truppe partigiane e l'accoglienza entusiastica di Padri e convittori agli osservatori inglesi paracadutati e accolti al castello. Altra storia la "fuga" di una intera camerata - un solo convittore escluso - per partecipare alla liberazione di Torino.
    Ho ancora viva nella mente la disperazione del prefetto che doveva comunicare il fatto al P. Rettore e a P. Camuzzi.

    La Montaldo degli Ex
    Questa Montaldo, purtroppo non c'è più, ma se rileggete le pagine dedicate al gioco del tamburello, se ci aggiungete infinite sfide alle bocce, se ritrovate l'atmosfera della cena al roccolo, potrete "vedere" gli Ex Convittori nelle loro giornate di Montaldo. In San Francesco di Moncalieri potrete incontrare Fratel Virginio, anima di Montaldo; andate a trovarlo ed i ricordi fluiranno freschi, genuini come allora. Sono centoventisei anni (1861-1987) indimenticabili ormai per pochi, ma da fissare nel cuore e nella memoria, per l'avvenire.



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