Unione Ex Convittori Real Collegio Carlo Alberto



  • 3 novembre 1838




    Veduta della città di Moncalieri, del R. Castello e del Collegio R. C. Alberto.
    Dipinto dal vero dal Cav. Prof. Chardon, litografato da Luigi Astesano allievo del collegio, litografia F.lli Doyen, Torino, 1864

    Dieci i convittori che hanno iniziato i loro studi in collegio. Saranno cinquantasei l'anno successivo. Sulle intenzioni di Re Carlo Alberto di affidare ai "Chierici Regolari di San Paolo" il progetto del collegio non si deve dimenticare il ruolo del P. Ambrogio Fortis, parroco di San Dalmazzo a Torino e Provinciale del Piemonte (1829 - 1835) grande predicatore e padre spirituale dei principi Vittorio Emanuele e Ferdinando. Ma poiché la Storia è talvolta concisa è da rileggere quanto sull'argomento scrisse Renzo Segala e che non è solo "colore" ma stile e spirito del Real Collegio e dei suoi convittori, ora solo più orgogliosissimi Ex Convittori. Da "Collegio sul Po" (Garzanti editore, 1939): "Nelle intenzioni del Sovrano e del progettista esso avrebbe fin dal principio dovuto apparire quello che ora è, ma in realtà la terza ala del fabbricato fu elevata novant'anni dopo perché il proprietario del terreno si rifiutò sempre (..) di lasciarsi espropriare ed il Re dovette rispettarne la volontà.


    Ritratto del Re Carlo Alberto, per volere del quale venne eretto il collegio
    (Moncalieri, Real Collegio)

    L'interno del collegio assunse però fin da principio l'aspetto voluto dal Re, un aspetto per quell'epoca, eccezionalmente moderno. Camerate, corridoi, aule, refettori, vasti razionali in una fresca e accogliente luminosità (..). Ciascun convittore ebbe la sua camera, con letto, armadio, tavolo, sedie, attaccapanni, comodino, inginocchiatoio, lavabo e - per chi lo volesse - perfino il pianoforte. Mancavano la luce ed i termosifoni (Questi ultimi saranno installati nel 1937) (..). Il Re voleva che il collegio fosse degno del nome che portava - il Suo - e dello scopo per il quale si era deciso a fondarlo, affidandolo ai Barnabiti: quello di educare ed istruire i giovani dell'aristocrazia e della migliore borghesia piemontesi, indirizzandoli di preferenza verso quella carriera ch'egli giudicava più confacente alle loro origini e alle loro attitudini la carriera delle armi. Per questo la divisa dei convittori fu pressoché identica a quella dei fantaccini dell'esercito sardo. Col mutar dei tempi tuttavia cambiarono le aspirazioni (..): la divisa di Moncalieri rimase però sempre la stessa, con la giacca a gonnellino, il colletto inamidato, il chepì e sempre le stesse restarono le direttive cristiane, patriottiche ed umanistiche dell'educazione, impartita dai Barnabiti, che in materia avevano fin d'allora una gloriosissima tradizione".



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